Glossario

Debito pubblico


Uno Stato può indebitarsi in tre modi. Quando riceve un prestito da banche o da altre istituzioni il prestito si definisce multilaterale; quando invece viene concesso da altri Paesi viene definito prestito bilaterale. Gli Stati possono inoltre beneficiare anche di prestiti interni emettendo obbligazioni, titoli di stato.

In particolare, uno Stato crea deficit quando la spesa pubblica è troppo alta e quindi lo stato spende di più di quello che viene raccolto in tasse. Quando invece ci sono più importazioni che esportazioni vi è un disavanzo commerciale . Vi è rischio d’insolvenza (fallimento di uno Stato) se un Paese non riesce a coprire (finanziariamente) il debito pubblico nei tempi e nella modalità di scadenza prestabilite dai titoli stessi.

Nel giugno del 2009 il debito più alto in valuta estera era quello degli USA, seguiti dalla Gran Bretagna. La storia insegna che vi sono stati casi molteplici di bancarotta.

Tra questi vi è ad esempio la Spagna che fece bancarotta addirittura 16 volte tra metà ottocento e meta novecento.

Più recente e quindi sotto gli occhi di ognuno di noi il caso dell’Argentina che nel 2001 rifiutò di pagare i detentori di titoli e cambiò moneta, togliendo al peso argentino corso legale.

I paesi dell’ Eurozona hanno dei valori variabili del rapporto debito/PIL, che per le economie avanzate si aggira di solito al 60%. Questo valore è talmente importante per la stabilità, finanziaria di uno stato che il tasso di debito pubblico è anche uno dei fattori con il quale l’EU decide se fare entrare o meno un Paese nell’Eurozone. Secondo il Trattato di Maastricht, il rapporto deficit/PIL deve essere sotto il 3% e il rapporto debito/PIL sotto il 60%. Nel caso in cui i parametri non siano stati rispettati, bisogna dimostrarsi in grado di avvicinarcisi ad essi il più velocemente possibile.

I Paesi con oltre il 60% di debito sul Pil come Irlanda, Portogallo, Belgio e Italia (definiti PIGS), hanno usufruito di un fondo europeo salva-stati (EFSF) di 500 miliardi di Euro a cui se ne sono aggiunti altri 250 garantiti dal Fondo Monetario Internazionale.