Investi in ETF su Conto Trading.
Gli ETF ti aiutano a diversificare il tuo Conto Trading, mantenere sotto controllo il rischio e puntare a rendimenti migliori nel lungo periodo.
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Investire comporta variazioni di valore: potresti ottenere meno di quanto investito. Consulta l’informativa sui rischi per dettagli.
Gli ETF (Exchange Traded Funds) sono particolari fondi d’investimento (o Sicav) a gestione passiva. Come accade per tutti i fondi, quando si acquista un ETF è come se si acquistasse un paniere di titoli. Investire in un fondo equivale a mettere il proprio risparmio insieme a quello di altri investitori, il gestore del fondo acquisterà poi con questo denaro gli strumenti su cui si andrà a investire. La performance dell’investimento sarà data dal risultato di tutti i singoli strumenti su cui il fondo investe. I prossimi paragrafi vi permetteranno di comprendere nel dettaglio cosa sono gli ETF (Exchange Traded Funds) e quali sono i grandi vantaggi che possono offrire quando si costruisce un portafoglio di investimento.
Essendo strumenti quotati, gli ETF sono strumenti estremamente liquidi. Questo vuol dire che è facile comprare o vendere nuove quote senza correre il rischio di vederne scendere il valore.
La gestione passiva rende l’investimento in ETF estremamente vantaggioso. Il costo di gestione di un ETF difficilmente supera lo 0,5%, mentre quello di un fondo attivo supera il 2%.
Grazie agli Exchange Traded Funds, chiunque può accedere ai principali indici di mercato senza la necessità di dover comprare tutti i titoli presenti nel paniere.
Il patrimonio investito in ETF è separato da quello della società che ne cura l’emissione e la gestione, quindi viene restituito anche in caso di fallimento della medesima.
Essendo strumenti quotati, gli ETF sono strumenti estremamente liquidi. Questo vuol dire che è facile comprare o vendere nuove quote senza correre il rischio di vederne scendere il valore.
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Gli ETF non sono tutti uguali, ma esistono diverse tipologie di ETF su cui è possibile investire che si distinguono in base al settore di riferimento, all’attività sottostante o al metodo di replica. Conoscere i differenti tipi di ETF aiuta a compiere scelte più consapevoli, migliorando la qualità del proprio portafoglio d’investimento.
Gli ETF obbligazionari sono fondi che investono in titoli di debito emessi da enti pubblici, aziende private o da paesi. Generalmente questa tipologia di ETF comporta un rischio più basso rispetto a un investimento azionario, ma bisogna sempre valutare il rischio associato all’emittente. Di solito gli ETF obbligazionari sono utili per bilanciare il rischio e diversificare un portafoglio azionario, soprattutto per chi investe con una visione di medio-lungo termine. Di norma, gli ETF obbligazionari offrono la restituzione del capitale a scadenza più degli interessi, ma esistono tante tipologie di obbligazioni che possono essere contenute in un ETF obbligazionario.
Gli ETF azionari sono tra i più popolari e apprezzati dagli investitori. Questi fondi investono in azioni di società quotate, replicando un indice azionario (ad esempio lo S&P500) o concentrandosi su un settore o una regione specifica. Alcuni ETF azionari, invece, investono su un singolo tema, ad esempio la sostenibilità o l’intelligenza artificiale, per questo sono anche chiamati ETF tematici
Gli ETF sulle materie prime in realtà sono degli ETC (Exchange Traded Commodities), degli strumenti finanziari che consentono di investire in commodities come l’oro, il petrolio o il caffè. Gli ETC possono essere fisici, quando l’emittente detiene fisicamente la materia prima, oppure investire sulle materie prime attraverso contratti derivati. Si tratta di strumenti più complessi rispetto agli ETF, tuttavia permettono di utilizzare le plusvalenze per recuperare eventuali minusvalenze, aumentano la diversificare del portafoglio e consentono di sfruttare
Gli ETF obbligazionari sono fondi che investono in titoli di debito emessi da enti pubblici, aziende private o da paesi. Generalmente questa tipologia di ETF comporta un rischio più basso rispetto a un investimento azionario, ma bisogna sempre valutare il rischio associato all’emittente. Di solito gli ETF obbligazionari sono utili per bilanciare il rischio e diversificare un portafoglio azionario, soprattutto per chi investe con una visione di medio-lungo termine. Di norma, gli ETF obbligazionari offrono la restituzione del capitale a scadenza più degli interessi, ma esistono tante tipologie di obbligazioni che possono essere contenute in un ETF obbligazionario.
Gli ETF azionari
Oggi gli ETF sono prodotti finanziari molto apprezzati dagli investitori, soprattutto da chi è alle prime armi. A differenza di altri strumenti, infatti, investire in ETF garantisce diversi benefici:
Gli ETF e i Fondi Comuni di Investimento non sono la stessa cosa: anche se condividono alcuni aspetti e caratteristiche peculiari, questi strumenti finanziari hanno delle specificità proprie. Entrambi raccolgono il capitale di più investitori per creare un paniere di titoli su cui investire, con l’obiettivo di ottenere una rendita (ad esempio puntando su azioni o obbligazioni).
Entrambi sono strumenti utili alla diversificazione, perché garantiscono l’accesso a mercati generalmente molto ampi, rispetto al singolo investimento. Questo è un elemento centrale da conoscere, anche quando si decide di investire per la prima volta, perché partire da una buona base diversificata è sempre consigliato.
Gli ETF (Exchange Traded Funds) sono fondi che si possono comprare e vendere in borsa ad un costo che oscilla in base alle variazioni del mercato. I fondi comuni tradizionali invece non sono negoziati in borsa, ovvero il valore cambia in base ad una quotazione calcolata una volta al giorno.
Se gli ETF vanno a replicare (quasi fedelmente) gli indici di mercato in modo passivo, i Fondi Comuni di Investimento in genere prevedono una gestione più attiva, in cui sono dei professionisti esperti a selezionare i titoli per ottenere un rendimento. Proprio per questo motivo, gli ETF spesso hanno costi di gestione inferiori rispetto ai Fondi Comuni di Investimento.
Investire in ETF oggi è molto conveniente, per le caratteristiche peculiari di questi strumenti finanziari e perché nel tempo la loro popolarità è aumentata. Tra i vantaggi di questi strumenti troviamo:
Vanno considerati però anche gli svantaggi collegati a questi asset:
Investire in ETF può essere allettante per tutti, anche per chi comincia da zero, ma come per ogni tipo di investimento, bisogna sempre considerare un certo margine di rischio associato.
Decidere oggi di investire in ETF è molto più semplice rispetto al passato: la tecnologia infatti viene incontro agli investitori grazie alle piattaforme di trading online.
In questo senso, aprire un portafoglio di investimenti e scegliere su quali ETF puntare è semplice e talvolta basta un click. Inoltre, non è necessario avere a disposizione un computer, ma nella maggior parte dei casi basta utilizzare lo smartphone.
Prima di tutto è necessario aprire un Conto Trading dedicato presso un broker, ad esempio con Moneyfarm, in base al personale livello di rischio e all’orizzonte temporale di riferimento, da cui si possono definire obiettivi specifici. Da qui si vanno a selezionare gli ETF migliori in relazione alle proprie necessità, spaziando tra settori e aree geografiche differenti.
A questo punto si possono acquistare gli asset scelti, scegliendo il numero di quote da comprare, impostando un ordine. Molti scelgono di costruire un PAC, un Piano di Accumulo del Capitale, per investire in modo regolare una somma in ETF.
Da qui poi bisogna monitorare nel tempo il portafoglio, in particolare analizzando i dati forniti dai broker a proposito di variazioni e oscillazioni di prezzo, eventi specifici che coinvolgono il mercato e l’andamento generale dei comparti selezionati. La rendita poi viene percepita sottoforma di dividendo (dove è presente) o sul margine di differenza tra gli asset acquistati e venduti.
Anche se non esiste in assoluto un ETF migliore di un altro, vale la pena analizzare alcuni fattori prima di decidere su quali investire. La scelta non deve basarsi solamente sulle performance passate, ma anche su alcuni aspetti che possono sembrare secondari ma che sono altrettanto importanti, come:
Considera quindi quali sono le aziende su cui gli ETF si focalizzano, dove si trovano a livello territoriale e in quali mercati operano. Sono tutti elementi che influenzano il possibile rendimento e il rischio da affrontare.
Grazie agli Exchange Traded Funds, chiunque può accedere ai principali indici di mercato senza la necessità di dover comprare tutti i titoli presenti nel paniere.
Il patrimonio investito in ETF è separato da quello della società che ne cura l’emissione e la gestione, quindi viene restituito anche in caso di fallimento della medesima.
Con gli strumenti avanzati ottieni una visione aggregata del tuo portafoglio: manterrai così una gestione equilibrata del rischio e prenderai decisioni migliori su tutti i tuoi investimenti.
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Gli ETF sulle materie prime in realtà sono degli ETC (Exchange Traded Commodities), degli strumenti finanziari che consentono di investire in commodities come l’oro, il petrolio o il caffè. Gli ETC possono essere fisici, quando l’emittente detiene fisicamente la materia prima, oppure investire sulle materie prime attraverso contratti derivati. Si tratta di strumenti più complessi rispetto agli ETF, tuttavia permettono di utilizzare le plusvalenze per recuperare eventuali minusvalenze, aumentano la diversificare del portafoglio e consentono di sfruttare ulteriori opportunità d’investimento al di fuori del mondo azionario e obbligazionario.
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Gli Etf smart beta sono dei particolari Etf che inseriscono dei particolari fattori “intelligenti” nel rapporto tra l’ETF e il suo indice di riferimento (benchmark). La presenza di uno smart beta rende più articolato il rapporto tra un Etf e il suo sottostante. Le variabili sono moltissimi: per fare un esempio esistono degli ETF Smart Beta detti Equal Weight che danno più spazio all’interno del paniere agli strumenti con minor capitalizzazione. Ci sono poi Etf che puntano a contenere il rischio o che inseriscono la valutazione di alcuni valori fondamentali nella valutazione dei titoli che si inseriscono in portafoglio. La presenza di questi fattori determina un discostamento tra la distribuzione dell’indice di riferimento e gli strumenti contenuti nell’Etf. Gli Etf smart beta garantiscono grande flessibilità nell’impostazione della strategia. Lasciando aperte numerose possibilità all’investitore.
Certamente. Gli Etf sono un ottimo strumento per investire sulle materie prime, estremamente pratico ed efficiente. Esistono Etf sull’oro, Etf sul petrolio, Etf sull’acqua e altri Etf che invece investono in un paniere di materie prime diverse.
Agli ETF viene applicata la normale tassazione italiana per gli investimenti finanziari un’aliquota pari al 26%, sui redditi da capitale e sui redditi diversi di natura finanziaria. Eccezion fatta per gli ETF che investono in titoli pubblici italiani (obbligazioni e altri titoli di cui all’art. 31 DPR 601/1973) ed equiparati e derivanti da titoli pubblici di Stati esteri appartenenti alla cosiddetta White List. Ad essi continua ad applicarsi l’aliquota del 12,5%. Anche in questo caso la tassazione degli Etf non differisce da quella degli altri investimenti. Investire in Etf attraverso una Gestione patrimoniale garantisce poi un ulteriore vantaggio: si possono compensare rendimenti o perdite dell’intera gestione, creando in questo modo ulteriore efficienza.
Non tutti gli ETF, per replicare il proprio indice di riferimento, acquistano la totalità dei titoli presenti in un indice (così detta replica fisica). Alcuni strumenti selezionano un campione di titoli che sia in questo caso rappresentativo dell’indice (replica sintetica). In questo caso il valore degli ETF può anche divergere dal benchmark.
Il vantaggio di aprire una gestione patrimoniale in Etf è la possibilità di compensare plusvalenze e minusvalenze. Questo vuol dire che al 31 dicembre di ogni anno si valuterà il risultato della gestione nel suo insieme e la base soggetta all’imposta sarà solo l’eccedenza positiva. In caso di risultato negativo nel suo insieme la minusvalenza potrà essere riportata a nuovo fino al quarto anno fiscale successivo, avendo in questo modo l’effetto di un credito d’imposta.
Le plusvalenze di ETF sono considerate “redditi di capitale”, mentre le minusvalenze di ETF sono considerate “redditi diversi”. In Italia possono essere compensati solamente redditi di stessa natura, per cui non è possibile compensare plusvalenze e minusvalenze tra ETF.
Le minusvalenze degli ETF (al pari di quelle dei fondi comuni di investimento) possono eventualmente essere compensate con plusvalenze derivanti da altri strumenti finanziari quali Azioni, Obbligazioni, Certificates, ETC.
Alternativamente si può investire in un portafoglio di ETF attraverso una gestione patrimoniale.
In Italia, gli ETF sono sottoposti al regime fiscale previsto per la tassazione dei proventi da partecipazione degli Organismi d’Investimento Collettivo del Risparmio (OICR) e sono tipicamente soggetti ad un aliquota sostitutiva del 26%.
Gli ETF che investono in titoli pubblici italiani ed equiparati e derivanti da titoli pubblici di Stati esteri appartenenti alla cosiddetta White List sono soggetti ad un’aliquota del 12,50%.
I punti a vantaggio degli ETF sono: bassi costi, trasparenza, diversificazione e liquidità. Un ETF, ad esempio, permette di investire sui mercati globali con una commissione circa dello 0,2% e può essere comprato e venduto in ogni momento in cui la borsa è aperta. I tradizionali fondi comuni di investimento, al contrario degli ETF, hanno costi decisamente maggiori perchè si propongono di battere un indice di riferimento tramite una gestione attiva, ma le statistiche dimostrano che solo una minoranza riesce ad avere una performance superiore al benchmark e quindi i rendimenti spesso non giustificano le alte spese di gestione.
Gli ETF (acronimo di Exchange Traded Fund) sono fondi comuni di investimento che replicano l’andamento di un indice (ad esempio S&P500, FTSE MIB ecc.) e sono scambiati in borsa. Per maggiori informazioni su questo e altri termini consulta il glossario.
Si, tutti gli ETF in portafoglio sono quotati sul mercato regolamentato di Borsa italiana.
Il costo attribuibile all’ETF è il cosiddetto TER (Total Expense Ratio; Costo Totale). ETF diversi hanno costi diversi che dipendono principalmente dalla tipologia di costruzione (fisica o sintetica), dalla liquidità dell’indice di riferimento e dalle strategie commerciali della casa prodotto. Ci sono diversi costi legati alla detenzione di un ETF e, più l’ETF à complicato, più questi costi rischiano di essere nascosti o difficilmente calcolabili.
La cosa più importante da prendere in considerazione rimane il Tracking Error che rappresenta la vera misura del costo dello strumento come scostamento (generalmente negativo) dalla performance netta dell’indice di riferimento. Oltre a questo va tenuto in considerazione che talvolta l’investitore in ETF ha altri rischi oltre alla performance dell’indice di riferimento e difficilmente le case prodotto restituiscono le remunerazione per quei rischi (come il rischio di credito del collaterale) e anche questo va considerato nell’analisi del costo/ Tracking Error e quindi nella scelta degli strumenti.
Per ogni ETF che consigliamo, Moneyfarm analizza tutto il dettaglio dei costi, che generalmente vanno ricostruiti a livello del prospetto dello strumento e parlando con la casa produttrice. A livello più superficiale, le case prodotto pubblicano un TER massimo applicabile che è da utilizzare come guida per una prima valutazione.
Tipicamente il TER espresso dalle case prodotto (e poi effettivo) varia da 0,15% dell’investito per gli ETF che replicano indici obbligazionari, a circa 0,20% per gli azionari, allo 0,50% per gli ETF con strategie più complesse su indici meno liquidi come quelli dei mercati emergenti o materie prime.
I portafogli costruiti da Moneyfarm hanno un costo medio degli ETF (TER ponderato degli strumenti) di 0,16%.
Oltre a queste spese esistono i costi di negoziazione che però non sono parte del costo specifico dello strumento.
Il processo di selezione degli ETF va in parallelo con il processo di costruzione dei portafogli. Una volta selezionati i pesi delle Asset Class da inserire nei portafogli viene deciso uno o più indici che rappresentano quella determinata Asset Class nel portafoglio considerando le caratteristiche del portafoglio tra cui il numero massimo di strumenti disponibili. Stabilito l’indice, si passa a selezionare qual è il miglior ETF sul mercato che segue l’indice selezionato.
I principali criteri che consideriamo per valutare la qualità di un ETF sono i seguenti, ordinati per importanza:
Tutti questi fattori vengono valutati e monitorati nel corso del tempo con analisi sottoposte al Comitato d’investimento della società e approvate dal Consiglio di Amministrazione.
Sí, li utilizziamo nei portafogli per cercare alcune esposizioni piú particolari. Ovviamente, utilizzandoli si introducono nei portafogli ulteriori elementi di potenziale tracking error contro i riferimenti di mercato tradizionali (MSCI World, S&P 500) ma possono essere ben utilizzati per alcune esigenze specifiche, come "Alti Dividendi" o "Bassa Volatilità", qualora il quadro economico lo giustifichi.